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Il dilemma della musica nell'età « barocca »
« Viviamo in un’alluvione di musica barocca. Non si contano più i festival e le settimane di musica barocca, si moltiplicano i complessi barocchi …
Ogni volta che qualcuno voglia raccogliere sotto una parvenza di unità culturale le disperse esecuzioni di musica del Settecento … ci si appiccica su l’etichetta del barocco, e poi si delira di scalee, di colonnati, di cupole a proposito dei Concerti Brandeburghesi o magari del Clavicembalo ben temperato.
Perché è così scomoda l’applicazione alla musica del concetto plastico-figurativo di Barocco ?
Perché non avviene senza imprecisione ?
Perché non calza bene alla musica il concetto di Barocco, sebbene, ovviamente, esista una musica dell’età chiamata barocca, e che perciò sorge da quel costume, partecipa a quegli ideali ? …
La congiuntura specifica (si potrebbe dire tecnica) della musica e delle arti plastiche è nel Seicento profondamente diversa, nonostante la consonanza di ideali, di contenuti spirituali e d’esperienza di vita, nonostante la partecipazione comune al medesimo clima storico e culturale.
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In che consiste la diversità ? Nell’arte plastica e figurativa il Barocco si pone, rispetto alla precedente perfezione del Rinascimento, in termini di accrescimento, di esagerazione, di corruzione e di deformazione ; e perciò, in sostanza, di continuazione attraverso il corridoio del Manierismo. In Michelangelo, i germi del Barocco ci sono già.
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La musica volta pagina dopo il Cinquecento. Tra Rinascimento e Barocco, c’è una tabula rasa , una trasformazione radicale che non va nel senso della complicazione, dell’esagerazione, dell’accrescimento smodato di premesse rinascimentali, bensì va nel senso della semplificazione : una nuova partenza da un anno zero, che per comodità possiamo fissare intorno al 1600.
[…]
Tra Palestrina e un musicista dell’età barocca, come Carissimi o Alessandro Stradella, è successo il finimondo.
Tra Rinascimento e Barocco in musica, non c’è il corridoio del Manierismo.
La musica del Seicento non è in nessun modo la continuazione, né esagerata né stravolta, di quella del Cinquecento.
È un'altra cosa.
È un’arte adolescente, che può valersi della semplicità, della pochezza dei mezzi, perché usa un linguaggio nuovo, dove tutto vien detto per la prima volta »
da :
Massimo Mila L’equivoco della musica barocca Nuova Rivista Musicale Italiana, 1981/3, p. 355-373

