Viaggio a Eisenach

Il mio viaggio in Germania nel dicembre di parecchi anni fa non era certo stato programmato. Anzi, si verificò quasi per caso. Un caso, per una volta tanto, davvero gradito. Mio fratello stava per recarsi a Weimar, così gli spedii una piantina dei luoghi bachiani, in modo che, se fosse passato da quelle parti, potesse scattarmi qualche fotografia. Come tutta risposta, lui mi telefonò, proponendomi invece di accompagnarlo personalmente in questo viaggio, per visitare direttamente la zona. Al momento risposi affermativamente, non potendo ovviamente rifiutare una proposta simile, tra l’altro quasi nell’esatto spirito bachiano, di un viaggio con un fratello maggiore. Ma il giorno prima della partenza mi scoprii febbricitante, con un inizio preoccupante di una pesante influenza e le conseguenze del caso. Trangugiai una quantità industriale di pastiglie, rimanendo incerta sul da farsi. Il pomeriggio dell’indomani, però, mi presentai ai nastri di partenza.
Il viaggio iniziò sotto i migliori auspici: freddo pungente, ghiaccio sulle strade e, in serata, una nevicata fuori programma. Il giorno dopo, la neve ci accompagnò ancora un po’, ma all’ingresso nella mitica (almeno per me) Turingia, lo scenario cambiò, sconfiggendo il ghiaccio precedente. O le pastiglie che avevo ingurgitato lungo tutto il viaggio si dimostravano particolarmente efficaci, oppure l’aria bachiana che cominciavo a respirare mi aveva miracolato.
Propendendo per la seconda ipotesi, dimenticai la tosse, il mal di gola e il contorno della malattia. La verde regione di Johann Sebastian, situata nel cuore della Germania, si trovava davanti a me: tutto il resto sbiadiva, svaniva, evaporava. Aveva proprio ragione, Bach, di lamentarsi perché, a causa dell’aria troppo salubre, i funerali scarseggiavano (e quindi le sue entrate straordinarie)... Non solo i malesseri fisici, ma anche le mie preoccupazioni, le angosce, le tristezze, cedevano il passo a una sensazione quasi di felicità…
La città in cui ci saremmo fermati era Weimar, dove Bach era vissuto dal 1708 al 1717 (a parte un breve periodo da violinista-lacché al Rotes Schloss da marzo a settembre del 1703), come organista di corte, musico da camera, direttore di cappella.
Weimar, centro spirituale della Germania, città di Cranach, Liszt, Goethe, Schiller, Gropius: c’era quasi da preoccuparsi per l’eccesso di stimoli culturali.
Non avevo però fatto i conti con l’anniversario della nascita di Goethe. Insomma, di Bach non riuscii a trovare quasi traccia. E pensare che a Weimar Bach si rivelò come il più grande organista dei suoi tempi e scrisse le più importanti composizioni per organo, oltre che alcune delle migliori Cantate e parecchia musica da camera.
Goethe, sempre Goethe, solo Goethe. Cartoline, libri, opuscoli, tutto e solo su di lui. Addirittura la sua testa, sotto forma di lampada, si illuminava alla sera dalle finestre dei palazzi. Che incubo. Arrivai a odiarlo. La maledizione del duca di Weimar pareva ancora in vigore. Non riuscirono a consolarmi la casa di Goethe, il Museo Goethe, il giardino della casa di Goethe. Anche alla casa di Liszt dedicai scarsa attenzione.
Pensai a Eisenach. Là almeno sarei stata lontana dalle luci della ribalta allestite per l’anniversario goethiano. Dovevo partire. La città di Bach mi aspettava. L’indomani mattina, lasciai in gran fretta il centro spirituale della Germania.
Avevo bisogno di ritrovare il mio, di centro spirituale. Il centro del mio spirito.
Il viaggio iniziò all’insegna di un’emozione crescente. Le dolci montagne della foresta della Turingia che circondano Eisenach mi accolsero. La cittadina, situata nel centro della Germania, sotto le sommità della Turingia, coronate da boschi, gode di una bella posizione. Per la prima volta mettevo piede in quel luogo dall’importanza storica e culturale ancora oggi leggendaria, dove i trovatori, i bardi della Germania, i Minnesänger, condussero a termine, intorno al 1200, la loro grande disputa canora; dove Martin Lutero si rifugiò nel 1521 e tradusse il Nuovo Testamento in tedesco; dove vide la luce nel 1685 Sebastian Bach. Il Castello di Wartburg, che ospitò Lutero, si erge con le sue torri su una rupe maestosa. Nel Castello, esiste ancora la stanza nella quale Lutero si dedicò alla traduzione della Bibbia, che tanta parte ebbe nel diffondersi della Riforma, nel formarsi della lingua tedesca, nel creare il repertorio della musica sacra luterana. Qui aveva vissuto Santa Elisabetta, qui fiorì l’arte trovadorica del Medio Evo.
Vari musicisti avevano vissuto in questa città: oltre ai parenti di Bach, nel 1677 arrivò da Vienna Pachelbel per occupare per un breve periodo il posto di musicista di Corte (fino al 1678). Fu il padrino di una delle sorelle di Sebastian e più tardi accolse a Erfurt fra i suoi allievi suo fratello Christoph, dal quale Sebastian apprese a sua volta la tecnica dell’organo.
Anche Alberto Basso scrive: « La geografia di Eisenach, quantunque scompaginata dalle ferite dell’ultima guerra, prende per la gola il viandante che osi percorrerla in cerca di sensazioni, memorie, documenti » [Frau Musika, I, EdT, Torino 1979, pagina 207].
Nel momento in cui la visitavo, Eisenach era immersa in quel particolare clima natalizio tipico di tutte le località del Nord Europa in dicembre. Là il Natale sembra più Natale. Si capisce perché il Natale è così importante, al Nord: tutte le luminarie rischiarano almeno in parte il cielo grigio, dolciumi e bevande ad alta gradazione rinfrancano dal gelo. Mi stupì l’assenza di riferimenti all’oggetto del mio viaggio. Ma come, anche qui, nonostante mi fossi appena liberata di Goethe ?
Non riuscii, come avrei desiderato, a catapultarmi immediatamente al Museo Bachiano: le strade pullulavano di persone indaffarate, cariche di pacchetti; la piazza del mercato, che costeggia la grande Georgekirche, era completamente occupata dal mercatino natalizio. Entrai nell’Ufficio del Turismo. Una dama gentile mi accolse con un sorriso di circostanza: No, non erano attrezzati, il materiale era ridotto. Ma come, e la famosa organizzazione tedesca ? Setacciai le poche librerie sul mio percorso: nulla, o comunque pochissimo, non più di qualsiasi altra libreria “normale”.
Il Museo bachiano [foto in alto ], in una zona tranquilla, quasi isolata dalla confusione circostante, mi accolse ospitale. L’edificio, che potrebbe avvicinarsi alla casa realmente abitata da Bach bambino, venne acquistato dalla nuova Bach-Gesellschaft nel 1906 e trasformato nel 1907 in museo e in luogo consacrato alla memoria di Sebastian Bach. Secondo una tradizione, pareva fino a qualche tempo fa che Sebastian fosse nato proprio in questa casa sulla Frauenplan, che dal 1907 ospita il Museo. Ma smentì tale ipotesi il fatto che Ambrosius, padre di Sebastian, avesse abitato con la sua famiglia dal 1679 fino alla morte, in una casa nella Fleischgasse, vicino al Castello.
Spinsi con timore-tremore la grande porta. Dentro, nessuno. Almeno, così pareva. L’ambiente: ospitale, curato nei minimi dettagli, ben tenuto. Al pianterreno è stata ricostruita la casa di una famiglia borghese del 1700, con le varie camere adibite a usi diversi, soggiorno, pranzo, cucina, studio. I mobili, gli strumenti musicali e gli altri oggetti provengono tutti dalla Turingia e risalgono a quel periodo. A una delle pareti, il ritratto di Ambrosius Bach, padre di Sebastian.
Mentre salivo al piano superiore, un colpo al cuore: da una porta chiusa filtrava la musica dell’Oratorio di Natale . Poco dopo vidi uscire i suoi giovani interpreti. Non era male, come benvenuto...
Negli altri locali, sono conservati alcuni documenti, e fra essi l’iscrizione nel registro della parrocchia del battesimo di Sebastian, e i ritratti dei compositori che contribuirono in maniera fondamentale alla sua evoluzione.
Finalmente posso osservare Bach da vicino, nel ritratto di Johann Jakob Ihle risalente a quando era Kapellmeister a Köthen, e in una copia di quello che Elias Gottlieb Haussmann realizzò nel 1747 per il Director Musices et Kantor zu S. Thomae.
Sono esposti anche alcuni manoscritti, impressionanti per chiarezza e precisione, e anche il più antico che ci sia pervenuto di mano di Sebastian, il prologo al Corale Wie schön leuchtet der Morgenstern (Come è luminosa la stella del mattino), oltre alla prima biografia bachiana di Johann Nikolaus Forkel Über Johann Sebastian Bachs Leben, Kunst und Kunstwerke (Sulla vita, l’arte e le opere di Johann Sebastian Bach), pubblicata a Lipsia nel 1802, e ad alcune silhouettes della famiglia Bach.
Ritornando al pianterreno, scoprii un salone dedicato agli strumenti antichi, dove un signore molto premuroso mi fece ascoltare l’organo.
Alla fine della visita, riguadagnai l’uscita, e mi fermai per osservare la costruzione dall’esterno.
Ma soprattutto per riprendere fiato, dopo un profluvio di emozioni.
Ritornai sulla piazza del mercato straboccante di bancarelle natalizie (c’era perfino la ruota del luna-park) e mi rifugiai nella Georgenkirche. Nell’atrio, il monumento di Bach, che forse prima era sistemato all’esterno, nella piazza, al momento sottosopra per lavori di rifacimento. L’impatto con quella chiesa impregnata di memorie e di musica fu davvero sconvolgente, più ancora del Museo Bach. Qui, alla fine del Quattrocento cantò il ragazzo Martin Lutero; qui nel 1521, il padre della Riforma predicò per la prima volta davanti ai fedeli, rompendo il divieto che gli era stato imposto dall’imperatore alla Dieta di Worms. Qui nel 1685 Sebastian Bach fu battezzato all’antico fonte (1503).
Mi sedetti ad ammirare il gigantesco organo, le gallerie, il lampadario.
Tutto sembrava chiarirsi, dentro di me. Mi fermai a lungo, stavo ritrovando il centro del mio essere. Forse qualcosa della smisurata carica vitale di Johann Sebastian aleggiava ancora.
La Lutherhaus
La dimora apparteneva a una ricca signora della borghesia, Ursula Cotta, che aveva accolto il giovane Martin perché si occupasse di suo figlio.
Lutero lasciò Eisenach nel 1501 per frequentare l'Università di Erfurt.
Vent'anni dopo, quando Lutero fu scomunicato, passò da Eisenach e predicò nella Georgenkirche; qualche tempo dopo, ritornò ancora nella cittadina per rifugiarsi nel Castello di Wartburg, dopo essere stato messo al bando dall'Imperatore. Trascorse gli undici mesi di "confino" dedicandosi alla traduzione del Nuovo Testamento.
La Lutherhaus (foto), già Casa Cotta, una delle più antiche costruzioni a graticcio di Eisenach, nel 1956 venne trasformata in memoriale di Lutero, a celebrazione di questo personaggio che tanta influenza esercitò sulla formazione e l'educazione del popolo tedesco. Non potei fare a meno di visitarlo, anche per riguardo a una figura tanto importante per la musica bachiana, e così, insieme a nugoli di scolaretti e ragazzotti, ripercorsi vita e miracoli dell'uomo della Riforma.
Il tempo a mia disposizione stava ormai per scadere. Pur se a malincuore, mi avviai alla stazione, il treno per Weimar sarebbe partito a minuti.
